Bios Recovery: vediamo cosa fare quando qualcosa va storto

bios recovery

 

La causa principale della corruzione del BIOS è l’aggiornamento, ma questo è conveniente solo quando si devono risolvere bug o aggiungere supporto a nuove CPU e/o funzionalità. Per il resto se il PC vi soddisfa meditate bene prima di aggiornare.

In ogni caso è estremamente importante prestare la massima attenzione a:

        • Scegliere il BIOS corretto per la vostra scheda madre, pertanto prelevatelo SOLO dal sito del produttore. Se avete dubbi sul modello esatto della vostra scheda utilizzate software di diagnostica come PC Wizard o similari.
        • Durante il flash è importante tenere collegata anche la batteria se si tratta di un laptop e di utilizzare un UPS se è un PC desktop. Così facendo anche in caso di tensione ballerina o temporali non correrete rischi ne per BIOS, ne per gli altri componenti.
        • Fare l’aggiornamento tramite l’utility integrata nel BIOS oppure (se è un PC datato) tramite DOS via floppy. Evitate il flash da Windows perchè se questo sarà instabile per un qualsivoglia motivo (malware, etc) rischiate di salutare la vostra motherboard.
        • E’ importante tenere un backup del BIOS originale e in questo viene in aiuto Universal BIOS Backup Toolkit che vi permetterà di salvarlo facilmente dove vogliamo.

 

Bene, dopo questa breve ma doverosa premessa possiamo vedere come recuperare un BIOS dopo un “bad flash”.

A meno di non possedere una scheda Gigabyte con DualBios (più avanti spiegherò come rendere qualsiasi scheda madre dual BIOS) che evita il problema a piè pari:

dual_bios

Bisogna quindi intervenire in modi diversi a seconda del BIOS e dell’età del sistema.

Se il blocco è dovuto ad un overclock troppo spinto a volte basta spostare il jumper del clear CMOS per reimpostare i parametri di default. Nel caso non troviate il jumper in questione basterà togliere la batteria tampone e aspettare 20/30 minuti oppure (se non volete aspettare) con un piccolo cacciavite ponticellare i due poli (+ e -) per qualche secondo.

Spesso è necessario rinominare il BIOS in un determinato modo perchè questo venga auto rilevato, pertanto avrete bisogno di Andy P’s Award-AMI SLIC Tool per vedere come.

I metodi sotto esposti sono validi anche per i bios UEFI.

Award BIOS

Per i vecchi BIOS Award bisogna creare un floppy avviabile tramite un altro PC.

Procuratevi:

Scrivete l’immagine .img sul floppy:

      • Da Windows potete utilizzare Winimage
      • Mentre da Linux utilizzate il comando dd if=nome_file.img of=/dev/fd0

Ora esplorate il contenuto del floppy e cancellate il file config.sys. Assicuratevi di visualizzare i file nascosti e di sistema.

Aprite il file autoexec con un editor di testo, rimuovete tutte le eventuali stringhe presenti e aggiungete:

@ECHO OFF
@AWDFLASH_numero_versione nome_bios_file.BIN /cc /py /sn /r

Quando salvate cambiate l’estensione in BAT e uscite.

Restano da copiare nella root del floppy il BIOS e l’utility per flashare (awdflash).

Ora avviate il PC col floppy inserito e dovrebbe partire il flash del nuovo BIOS.

Phoenix BIOS

Necessari:

      • Wincrisis
      • BIOS corretto per la scheda
      • Una pen drive formattata in FAT32

Avviate Wincris.exe, alla voce driver selezionate la vostra pen drive come destinazione e date start. Seguite le istruzioni a video dopodichè, quando richiesto, rimuovete e reinserite la pen drive; continuate cliccando Yes quando richiederà di formattare un altro drive e ricliccate su Start. Quando completato chiudete il programma e rimuovete la chiavetta.

Non è ancora finita: riconnettete la pen drive e copiate minidos.sys, phlash16.exe e bios.wph nella sua radice.

Se si tratta di un laptop rimuovete la batteria e scollegate il cavo di alimentazione (solo quest’ultimo se  si tratta di un PC desktop) e inserite la pen drive: premete Fn+B oppure Win+B (a seconda se laptop o desktop) e tenendoli premuti ricollegate l’alimentazione e accendete il PC.

Il sistema dovrebbe avviarsi con i LED spenti e le ventole al massimo: se questo non accade scollegate l’alimentazione e ritentate con l’altra combinazione di tasti.

Una volta che vedrete avviarsi la lettura della pen drive (o floppy che sia) potrete rilasciare i tasti. Bene, avete appena forzato il flashing del nuovo BIOS.

Aspettate un paio di minuti fino alla fine dell’operazione (il led smetterà di blinkare).

A questo punto se il sistema non si è riavviato da solo dovrete forzarlo voi scollegando l’alimentazione.

Incrociate le dita: se tutto è andato a buon fine il PC tornerà a funzionare.

Amibios

Con i BIOS American Megatrends le cose sono semplicissime: basterà che vi procuriate il BIOS corretto e una pen drive.

Rinominate il file del BIOS in amiboot.rom e copiatelo nella root della chiavetta o di un floppy. Riavviate tenendo premuto il tasto Home, seguite le istruzioni a video e quando finito rimuovete la pen drive e riavviate.

Insyde BIOS

Come sempre procuratevi il BIOS corretto della scheda, rinominatelo con un nome generico come bios.rom e copiatelo nella root della pen drive; nel caso non funzioni dovrete risalire al nome esatto aiutandovi con Andy P’s SLIC Tool.

Scollegate l’alimentazione e, se si tratta di un portatile, anche la batteria.

Solitamente non c’è una porta USB specifica per questa operazione, ma nel caso l’operazione risulti bloccata senza apparente motivo alternatele tutte.

Ora è meglio fare questo passaggio facendovi aiutare da qualcuno: tenete premuto, senza lasciare, il tasto Windows + B poi collegate l’alimentazione, avviate il PC e appena i led cominciano a blinkare rilasciate i tasti.

Dopo qualche secondo dovrebbe cominciare a leggere la pen drive alla ricerca del BIOS, se avrete uno speaker interno lo sentirete bippare. Se il PC si riavvia con un nulla di fatto probabilmente non ha rilevato il BIOS pertanto prestate attenzione ad averlo rinominato correttamente.

Se invece il BIOS verrà rilevato partirà il caricamento e il successivo flashing.

Ad operazione conclusa il PC si spegnerà e tutto dovrebbe essere risolto.

Se così non risolvete nulla bisognerà agire fisicamente sul BIOS.

Tipologie di chip

I chip (o meglio package) sono principalmente di due tipologie: PLCC e DIP.

PLCC, ovvero Plastic Leaded Chip Carrier, può avere un numero di piedini variabile da 20 a 84 ed essere saldato sulla scheda o, meglio, incastrato in un socket.

Sotto un esempio di PLCC 84 pin.

plcc84pin

Quì invece un PLCC 68 pin nel suo socket.

plcc 68 socket

Nel primo caso va dissaldato come spiegato poco più sotto, mentre nel secondo è possibile utilizzare un apposito estrattore senza appoggiarsi a mezzi di fortuna.

Infine i DIP, acronimo di Dual In-line Package.

Variano da 4 a 64 pin, disposti su due file speculari.

dip32

Nell’immagine un DIP da 32 pin.

Anche quì consiglio di utilizzare un apposito estrattore.

I codici identificativi hanno un particolare significato, prendendo ad esempio la CPU Intel PLCC 68 pin dell’immagine sopra:

Harris – Produttore

CS80 – Serie modello

C286 – Classe CPU

16 – Indica la frequenza

Hot Swap

Se con i metodi su esposti non siete riusciti a resuscitare la scheda bisogna tentare col vecchio metodo: uno swap a caldo.

Bisogna cercare possibilmente una scheda uguale alla vostra anche se qualcuno c’è riuscito anche con schede differenti, l’importante è avere chip uguali. Dopo spiego come fare.

Se si tratta di un PC desktop consiglio di mettere il case aperto in una posizione comoda (ad es. sul tavolo in orizzontale) in modo da lavorare in maniera precisa.

Fate preventivamente un paio di estrazioni e reinserimenti in modo da rendere l’operazione più agevole e morbida.

Consiglio di procurarvi un estrattore per chip in modo da non correre il rischio di fare danni o al limite utilizzate delle pinzette (con cautela).
Ho visto alcuni andare alla “Garibaldina” con un cacciavite ma lo sconsiglio.

Tenete il chip defunto a portata di mano.

Ok, ora dovrete preparare il solito floppy o pen drive per aggiornare il BIOS in modalità DOS che dovrà essere eseguito sul PC con la scheda funzionante (Mr.Ovvietà :)) ma quando sarete nel DOS estrarrete il chip funzionante per sostituirlo con quello andato. Tutto a PC acceso.

Se la scheda è uguale basterà far partire il flashing mentre se si tratta di schede diverse bisogna forzare l’operazione:

awdflash nome_bios.bin /f /cc

Se siete stati fortunati avrete nuovamente la scheda funzionante.

Ma se il chip è saldato?

… Son dolori🙂

Scherzo naturalmente, esistono soluzioni al problema.

Con una hot air rework station dovrete dissaldare il BIOS soffiando aria bollente:

Questo approccio non è esente da rischi, bisogna fare movimenti circolari (per evitare di surriscaldare troppo un solo punto) e tirare molto delicatamente il chip aiutandovi con delle pinzette.

Avrete bisogno di un chip vergine (volendo potete riutilizzare il vecchio) dello stesso tipo; dovrete rimuovere l’etichetta per vedere sotto il produttore e il modello, dopodichè basterà cercarlo su eBay o simili.

Il chip andrà poi programmato tramite un programmatore esterno come il Willem, (un ottimo prodotto, economico e modulare, pertanto utilizzabile in molti altri campi di applicazione) e risaldato sulla scheda madre prestando attenzione al posizionamento corretto dei piedini.

Un altro metodo è di dotarvi di un Top Hat della ECS, anche se difficile da reperire.

Senza bisogno di staccare nulla dovrà essere messo SOPRA il chip esistente; quello saldato verrà disattivato e bypassato dal top hat, dopodichè rimuovetelo e flashate quello saldato.

top hat

Volendo potete costruirvene uno artigianalmente utilizzando due socket uguali sovrapposti che andranno saldati fra loro in corrispondenza dei pin 1:1, oppure collegando il pin RST del socket inferiore al pin OE del socket nuovo.

Controllate i datasheet del chip per avere tutte le info necessarie.

Continuando a cercare soluzioni alternative è possibile dissaldare il package originale (come spiegato sopra) dalla motherboard e saldare al suo posto un socket, così da convertirlo ad estraibile.


La soluzione pronta…

Ci sono eShop che vendono chip già pronti e programmati (ovviamente se sono estraibili), basta indicare il produttore e relativo modello per trovare il chip corretto già flashato con l’ultimo firmware; basterà infine estrarre il DIP o il PLCC con l’apposito strumento e sostituirlo col nuovo. Les joux sont faits.

Dual BIOS Hack

Ad inizio articolo ho citato il dualBIOS di Gigabyte ma con un BIOS savior potrete rendere la vostra scheda madre a doppio chip, in modo da scegliere all’avvio quale BIOS utilizzare.

bios savior

Praticamente è come un top hat (invertito: sul fondo si innesta nel socket mentre il top hat si appoggia sul chip) ma con in più uno switch per selezionare il BIOS desiderato. Funziona su PLCC 32 su socket.

Potrete quindi dotarvi di chip vergini (vedi tipi di chip) nei quali potrete flashare versioni differenti o addirittura testare BIOS open come Coreboot senza correre rischi.

É un prodotto datato ma ancora rintracciabile in rete.

Conclusioni

Questi sono alcuni dei metodi più blasonati per far rinascere la vostra scheda madre; prima di gettare la spugna e buttare tutto alle ortiche vale la pena tentare.

Buon recupero😉.

Da Android a Windows Phone – Migrazione indolore

Windows_Phone_logo

Recentemente il mio smartphone Android ha pensato bellamente di lasciarmi (vetro rotto pressofuso col sensore touch e display = smartphone inutilizzabile e riparazione esosa) ma gli ho trovato un valido sostituto (Microsoft 640 XL LTE).

Questo articolo non vuole essere un “Windows Phone vs Android” bensì un aiuto per tutti quelli che, come me, si sono trovati di fronte a questo sistema per la prima volta dopo anni di Android ed ecosistema Google.

Una premessa: vedrete che molte applicazioni presenti su Android non sono disponibili per WP… purtroppo la battaglia fra Google e Microsoft fa un’unica vittima, l’utente finale.

In ogni caso c’è un pò tutto quello che serve, vediamo.

Importazione rubrica

Il primo problema in cui mi sono imbattuto è stato ripristinare i contatti.

La migrazione via bluetooth non potevo farla per ovvi motivi, non avevo una micro SD a portata di mano e tanto meno avevo numeri salvati nella SIM, pertanto mi sono appoggiato a Google Contacts.

Avevo precedentemente salvato (saggiamente a quanto pare) la mia rubrica in formato CSV e uploadato nei server Google:

  1. Altro
  2. Importa contatti e selezionare il file

Dopodichè da WP basta andare su:

  1. Contatti
  2. Impostazioni
  3. Aggiungi Contatti
  4. Google
  5. Contenuti da Sincronizzare
  6. Selezionate Contatti e premete .

Il primo step è andato, ora dovreste avere tutti i vostri numeri.

Le tiles…

Beh, le piastrelle di Windows 8 sono state criticate un pò su tutti i fronti, però il giudizio cambia molto se utilizzate nel loro ambiente più idoneo, ovvero uno schermo touch.

Windows Phone non fa eccezione; non è fatto male, anzi, è semplicemente diverso e richiede (come tutti gli ambienti operativi) un minimo di assuefazione e studio per abituarsi.

Difatti nella schermata principale ho tutte le applicazioni che mi servono senza girare troppo per i menù.

Fortunatamente Gmail….

… è sempre disponibile nel client predefinito nonostante non sia completo come quello di Big G.

Utilizzo questo servizio di posta da 11 anni (era ancora in beta su invito) e non volevo rinunciarci, tantomeno accedervi via browser.

Browser

Scordiamoci Firefox e Chrome: non verranno mai sviluppati… se per l’ultimo il motivo è palese per il primo ci sono fantomatici problemi… mah.

In compenso i mitici Norvegesi di Opera Labs hanno rilasciato Opera Mini ma non mancano Maxthon e il gettonato UC Browser.

Il browser predefinito è Internet Explorer che risulta abbastanza valido ed equilibrato nelle opzioni disponibili (ora ha anche la compressione via proxy per risparmiare dati), diciamo che pian piano si sta togliendo la nomea di browser lento e pieno di bug.

File manager che latita…

Diciamo che proprio non c’è di default, pertanto bisogna andare nello store e scaricarne uno. Dopo aver provato quello ufficiale made in Redmond ho preferito mettere Metro File Manager, benchè lontano come funzionalità dai più blasonati file manager per Android. C’è ancora da lavorarci sopra.

Per il resto…

Le app più gettonate come Whatsapp o Adobe Reader ci sono, c’è un sistema di navigazione fantastico (disponibile anche offline) ovvero Nokia Here, proseguo citando l’app di RAI.tv fatta addirittura meglio della controparte Android (segno che se si vogliono fare le cose per bene si riesce).

C’è anche un anno di Office incluso nel prezzo del dispositivo. Non male.

Sicurezza

Mi scappa un sorriso… quando si discuteva nei forum dell’importanza dell’elemento DIFFUSIONE nei sistemi operativi desktop tutti a dire che Windows era una schifezza, che la diffusione non era un elemento determinante per i virus writer.

Ora, visto che lo stradiffuso Android è basato su Linux mentre il criticato Windows Phone è legato ad una cerchia molto più ristretta cosa succede? Esatto, potenzialmente è molto più a rischio un dispositivo Android piuttosto che uno WP.

Mi sembra superfluo aggiungere che in ogni caso la differenza maggiore la fanno perizia e attenzione dell’utente.

Una prima botta di conti…

Il bello di WP (un pò come iOS) è che richiede risorse hardware minori per girare bene rispetto ad Android, quindi con un solo GB di RAM e una CPU Snapdragon 400 8226 ho una reattività non paragonabile ad un analogo smartphone Android, questo perchè quest’ultimo esegue, fra i vari componenti, una virtual machine (Dalvik) che di fatto è uno strato software in più che per quanto sia richiede maggiori risorse.

Attenzione, non sto sputando su Android, tutt’altro, però tirando un pò le somme WP non ne esce così male come credevo inizialmente.

Una cosa è certa: WP nei prossimi anni si svilupperà enormemente e la sua diffusione aumenterà di conseguenza, in Italia ha quote di mercato come quelle di iOS.

Ci sarebbero molti altri punti da considerare ma per adesso mi fermo quì.

Merita, merita davvero.🙂

NAS economico fai da te

NAS

Abbiamo visto più volte che Raspberry Pi è un dispositivo poliedrico, utilizzabile in molti campi. Quest’oggi vedremo come realizzare un piccolo NAS domestico senza pretese con costi ridotti rispetto ad uno già fatto.

Requisiti:

  • Un Raspberry Pi model B o successivo
  • Raspbian installato nella scheda SD interna (aiutatevi con NOOBS)
  • Un hard disk con file system ext4 o NTFS esterno possibilmente NON autoalimentato collegato via USB
  • Samba per la rete
  • Tastiera e mouse USB ed eventualmente un HUB USB altrimenti potete lavorare da PC via SSH

L’utente predefinito è pi e la password è raspberry.

Dal Raspberry create una directory per il montaggio del disco:

sudo mkdir /media/nome_nas

Diventate i proprietari della cartella nome_nas

sudo chown -R pi:pi /media/nome_nas

poi diamo i permessi di scrittura:

sudo chmod 777 /media/nome_nas

e montate la directory:

sudo mount /dev/sda1 /media/nome_nas

Se non volete ripetere ogni volta la procedura dovrete editare il noto file (nei sistemi UNIX) fstab.

sudo vi /etc/fstab

volendo c’è anche il classico editor nano.

Ora aggiungete questa stringa:

/dev/sda1 /media/nome_nas ntfs-3g defaults 0 0

Chiaramente se utilizzerete ext4 dovrete mettere questo file system.

Salvate e uscite.

Dal terminale digitate:

sudo apt-get update

In questo modo aggiornerete il database APT, poi:

sudo apt-get install samba-common-bin

Per installare Samba e condividere files e stampanti.

Resta da configurarlo pertanto aprite smb.conf:

sudo vi /etc/samba/smb.conf

e aggiungete queste stringhe:

[usb]
comment = Pi NAS
path = /media/nome_nas
writeable = Yes
only guest = Yes
create mask = 0777
directory mask = 0777
browseable = Yes
public = yes

Riavviate Samba:

sudo service samba restart

Una veloce verifica al file di configurazione:

sudo testparm -s

Aggiungiamo l’utente pi a Samba e le credenziali di accesso che sceglieremo:

sudo smbpasswd -a pi

Vediamo ora come connetterci al nostro RPi da Windows
:

Premete il tasto Windows + R poi digitate cmd per aprire il prompt:

net use m: \\raspberrypi\usb /user nome_utente password

Chiaramente m: è una lettera di montaggio ipotetica, mettete quella che preferite.

Questo comando vale per tutte le versioni di Windows.

Se non vi piace la linea di comando:

  • Da Risorse del computer
  • Connetti unità di rete
  • Date il percorso \\raspberrypi\usb
  • Connetti con credenziali diverse
  • Immettere l’utente Pi e la password scelta
  • Memorizza Credenziali

Da Linux via command line:

smbclient //raspberrypi/usb -U nome_utente

Mentre dal file manager:

smb://raspberrypi/usb

Se non avete un Raspberry Pi

Se avete un vecchio PC potete riutilizzare questo come NAS e in vostro aiuto viene OpenMediaVault.

Si tratta di una distro Linux, anch’essa basata su Debian, preposta a questo utilizzo che richiede requisiti minimi non eccessivi per girare, si parla infatti di:

  • CPU i486 o AMD64
  • 1 GB di RAM
  • 2 dischi rigidi: uno per OMV (potete utilizzarne uno datato oppure una pen drive USB, l’importante è che sia da almeno 2 GB) e l’altro, capiente, per lo storage.

OMV ha anche una specifica versione per il succitato RPi.

L’installer ha un’interfaccia dall’aspetto datato ma scorre via veloce rispondendo alle classiche domande di rito.

L’interfaccia web based è di semplice ed immediata consultazione, risultando davvero piacevole nell’utilizzo.

Vediamo in pochi e semplici passi come abilitare una condivisione via SMB:

  • Avviate OMV e al login digitate root come utente e la password che avrete prescelto. Se in fase di installazione avrete scelto un altro nome utente root sarà disabilitato di default, pertanto per esercitare i comandi come admin dovrete dare il comando sudo.
  • Date il comando ifconfig per vedere l’indirizzo IP a cui connettervi (alla voce inet addr).
  • Adesso aprite un browser in qualsiasi PC della rete e digitate l’indirizzo IP che avrete annotato per portarvi alla schermata di login del NAS. Digitate admin come utente e openmediavault come password.

openmediavault

La GUI ha un menù ad albero sulla sinistra, con tutto quello che serve per i nostri scopi.

Ora bisogna formattare il disco dedicato allo storage:

  • andate su Storage – File System
  • Crea
  • Su Dispositivo scegliete il disco destinato allo storage
  • Dategli un’etichetta e confermate il tutto
  • Ricordatevi, infine, di montare il disco

Bene, ora restano da fare le condivisioni:

  • Andate su Servizi – SMB/CIFS
  • Nella scheda Condivisioni cliccate su Aggiungi
  • Scegliete la directory o il disco da condividere
  • Non dimenticate di spuntare Abilita🙂
  • Dategli un nome ed eventualmente anche un commento descrittivo
  • Su Pubblico potrete dare i permessi
  • Cliccate Salva quando avete fatto
  • Nella scheda Impostazioni spuntate su Abilita e Salva mentre per il resto ho lasciato tutto a default visto che per le mie esigenze i settings vanno bene

Ok, ora potete chiudere la pagina del browser e connettervi alla condivisione come spiegato poco sopra.

Un altro bel progetto, basato su FreeBSD, è FreeNAS.

Se non avete esigenze particolari queste soluzioni possono fare al caso vostro.

Q4OS Linux

q4os_logo

Già in passato ho espresso il mio amore per Trinity Desktop, un DE basato sul vecchio e abbandonato ramo di KDE: il 3.5.

Quest’oggi vi presento Q4OS.

Q4OS

Cos’ha di particolare questa distribuzione? Beh, in primis le dimensioni, difatti l’immagine è di soli 300 MB come poco è lo spazio occupato su disco, difatti l’obiettivo di Q4OS sono i sistemi datati con ridotte capacità hardware.
Poi è 100% Debian.🙂

Q4OS3Il mio testing l’ho fatto su Virtualbox e due cose mi hanno sorpreso positivamente: la prima è la possibilità di fare un installazione completamente non presidiata, che farà storcere il naso ai più smaliziati ma dà ai neofiti un’arma in più per semplificare l’approccio a Linux.
La seconda è stato il completo auto rilevamento della VM (Virtualbox) suggerendomi di installare automaticamente le guest addiction, cosa che Q4OS ha fatto prontamente scaricando e installando i pacchetti che gli servivano, tutto rigorosamente con un installer molto “Windows style”.

Q4OS2Sì, perché l’imprinting di questa distro è lo stesso di Zorin OS e similari: fare tutto e subito e in modo semplice, se a questo aggiungiamo la leggerezza che farà rinascere muletti anche di 10 anni… beh, è quasi la distro perfetta.

Il progetto è ancora giovane ma viste le premesse mi fa ben sperare per il suo sviluppo futuro.

 

Sony Xperia Z Ultra – Prime impressioni

xperia-z-ultra-waterproof

A malincuore ho avuto l’esigenza di sostituire il mio LG 4X HD con questo perché il suo display da 4.7″ cominciava a starmi stretto, ma un tablet era decisamente troppo grande pertanto ho cercato una via di mezzo (un phablet appunto) non trascurando il rapporto qualità/prezzo.

Z Ultra è ormai un dispositivo a fine serie, uscito a fine 2013, ma questo mi ha permesso di trovarlo ad un prezzo molto inferiore a quello di lancio: 259€ contro i 699 del day one.

Ciononostante le caratteristiche sono buone, ne cito alcune:

  • CPU Qualcomm Snapdragon 800 2.2 Ghz quad core
  • GPU Adreno 330
  • 2GB di RAM
  • Supporto LTE
  • Display Triluminos da 6.4″ con risoluzione di 1920×1080, 342 PPI di densità
  • Vetro temprato sia sul fronte che sul retro
  • Sottilissimo: solo 6.5 mm.
  • Impermeabile fino a 1.5 mt (per 30 minuti in acqua dolce) e resistente alla polvere (IP55/IP58)
  • Batteria da 3050 mAh
  • Sony garantisce un buon supporto e aggiornamenti frequenti per le ultime release di Android

A livello di performance nulla da eccepire: il dispositivo è sempre prestante, senza rallentamenti ne lag. D’altronde la CPU Snapdragon 800 a 2.2Ghz, anche se datata, fa ancora bene il suo lavoro quotidiano.

Anche il passaggio da Kit Kat all’ultimo Lollipop (ufficiale da Sony) è stato praticamente indolore visto che a livello di reattività e RAM consumata non è cambiato pressochè niente, solo l’avvio del dispositivo richiede qualche secondo in più ma non è una cosa di estrema importanza in uno smartphone.

Una delle prime cose che ho fatto è stato abilitare root in modo da togliere un pò di bloatware preinstallato da Sony (un pò come tutte le case) ed alleggerire ulteriormente il sistema.
Attenzione: decade la garanzia.

Le dimensioni sono importanti, ma può comunque essere alloggiato in un tascone, un marsupio oppure nella tasca posteriore dei jeans (scontate le precauzioni prima di sedervi :D) aiutato dallo spessore esiguo e dal vetro posteriore che elimina gli attriti.

Proprio del vetro vorrei parlare: non è un Gorilla Glass e purtroppo si nota; nonostante sia temprato (fronte e retro) è più soggetto a leggeri graffietti di utilizzo rispetto al mio precedente 4X HD, pertanto raccomando attenzione. La colpa è anche mia che utilizzo ogni dispositivo con pochi riguardi, ma è in queste condizioni che si vede la qualità costruttiva.

Vediamo l’autonomia.
Utilizzandolo senza parsimonia (giochi, navigazione, etc) riesco ad arrivare a fine giornata senza problemi; i 3050 mAh sono sufficienti anche per i più smanettoni. Peccato che non sia estraibile, spero che comunque riesca a fare un paio d’anni senza un vistoso decadimento, proprio come il mio precedente LG.

Il display è ottimo e ben visibile in tutte le condizioni, la densità dei pixel è più che adeguata, cosa molto importante per leggere libri con immagini in PDF come faccio spesso.

Il comparto audio/video non è eccelso: buone le foto da 8Mpx, ma in questo campo il vecchio LG andava un pò meglio.
Si nota la mancanza del flash, non tanto per fare le foto, bensì come torcia occasionale.
I video sono a 1080P, ben fatti, nulla di che.
L’altoparlante esterno non ha un volume esagerato, difetto analogo al 4X HD. Fortunatamente in dotazione ci sono delle cuffie davvero ben fatte e sopperiscono facilmente al problema.

La resistenza all’acqua e alla polvere è estremamente importante nel mio utilizzo visto che non mi faccio remore a portarlo con me in ogni occasione.
Per essere subacqueo deve avere tutti i copri ingresso ben chiusi.

Per ora ne sono abbastanza contento, il prezzo di acquisto mi ricorda che difficilmente avrei potuto trovare qualcosa di analogo allo stesso costo, vedremo come si comporterà nei mesi a venire.

Aggiornamento: Al mio Z Ultra si è rotto il vetro il vetro anteriore tenendolo semplicemente in tasca (la lista di persone col medesimo problema è lunga, ahinoi), nessuna torsione o urto.

Ho scritto a Sony per sapere sul da farsi e lei (ad oggi) non mi ha manco degnato di una risposta…

Bella considerazione per i propri clienti.

 

Mai più Sony.

 

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