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Bios Recovery: vediamo cosa fare quando qualcosa va storto

bios recovery

 

La causa principale della corruzione del BIOS è l’aggiornamento, ma questo è conveniente solo quando si devono risolvere bug o aggiungere supporto a nuove CPU e/o funzionalità. Per il resto se il PC vi soddisfa meditate bene prima di aggiornare.

In ogni caso è estremamente importante prestare la massima attenzione a:

        • Scegliere il BIOS corretto per la vostra scheda madre, pertanto prelevatelo SOLO dal sito del produttore. Se avete dubbi sul modello esatto della vostra scheda utilizzate software di diagnostica come PC Wizard o similari.
        • Durante il flash è importante tenere collegata anche la batteria se si tratta di un laptop e di utilizzare un UPS se è un PC desktop. Così facendo anche in caso di tensione ballerina o temporali non correrete rischi ne per BIOS, ne per gli altri componenti.
        • Fare l’aggiornamento tramite l’utility integrata nel BIOS oppure (se è un PC datato) tramite DOS via floppy. Evitate il flash da Windows perchè se questo sarà instabile per un qualsivoglia motivo (malware, etc) rischiate di salutare la vostra motherboard.
        • E’ importante tenere un backup del BIOS originale e in questo viene in aiuto Universal BIOS Backup Toolkit che vi permetterà di salvarlo facilmente dove vogliamo.

 

Bene, dopo questa breve ma doverosa premessa possiamo vedere come recuperare un BIOS dopo un “bad flash”.

A meno di non possedere una scheda Gigabyte con DualBios (più avanti spiegherò come rendere qualsiasi scheda madre dual BIOS) che evita il problema a piè pari:

dual_bios

Bisogna quindi intervenire in modi diversi a seconda del BIOS e dell’età del sistema.

Se il blocco è dovuto ad un overclock troppo spinto a volte basta spostare il jumper del clear CMOS per reimpostare i parametri di default. Nel caso non troviate il jumper in questione basterà togliere la batteria tampone e aspettare 20/30 minuti oppure (se non volete aspettare) con un piccolo cacciavite ponticellare i due poli (+ e -) per qualche secondo.

Spesso è necessario rinominare il BIOS in un determinato modo perchè questo venga auto rilevato, pertanto avrete bisogno di Andy P’s Award-AMI SLIC Tool per vedere come.

I metodi sotto esposti sono validi anche per i bios UEFI.

Award BIOS

Per i vecchi BIOS Award bisogna creare un floppy avviabile tramite un altro PC.

Procuratevi:

Scrivete l’immagine .img sul floppy:

      • Da Windows potete utilizzare Winimage
      • Mentre da Linux utilizzate il comando dd if=nome_file.img of=/dev/fd0

Ora esplorate il contenuto del floppy e cancellate il file config.sys. Assicuratevi di visualizzare i file nascosti e di sistema.

Aprite il file autoexec con un editor di testo, rimuovete tutte le eventuali stringhe presenti e aggiungete:

@ECHO OFF
@AWDFLASH_numero_versione nome_bios_file.BIN /cc /py /sn /r

Quando salvate cambiate l’estensione in BAT e uscite.

Restano da copiare nella root del floppy il BIOS e l’utility per flashare (awdflash).

Ora avviate il PC col floppy inserito e dovrebbe partire il flash del nuovo BIOS.

Phoenix BIOS

Necessari:

      • Wincrisis
      • BIOS corretto per la scheda
      • Una pen drive formattata in FAT32

Avviate Wincris.exe, alla voce driver selezionate la vostra pen drive come destinazione e date start. Seguite le istruzioni a video dopodichè, quando richiesto, rimuovete e reinserite la pen drive; continuate cliccando Yes quando richiederà di formattare un altro drive e ricliccate su Start. Quando completato chiudete il programma e rimuovete la chiavetta.

Non è ancora finita: riconnettete la pen drive e copiate minidos.sys, phlash16.exe e bios.wph nella sua radice.

Se si tratta di un laptop rimuovete la batteria e scollegate il cavo di alimentazione (solo quest’ultimo se  si tratta di un PC desktop) e inserite la pen drive: premete Fn+B oppure Win+B (a seconda se laptop o desktop) e tenendoli premuti ricollegate l’alimentazione e accendete il PC.

Il sistema dovrebbe avviarsi con i LED spenti e le ventole al massimo: se questo non accade scollegate l’alimentazione e ritentate con l’altra combinazione di tasti.

Una volta che vedrete avviarsi la lettura della pen drive (o floppy che sia) potrete rilasciare i tasti. Bene, avete appena forzato il flashing del nuovo BIOS.

Aspettate un paio di minuti fino alla fine dell’operazione (il led smetterà di blinkare).

A questo punto se il sistema non si è riavviato da solo dovrete forzarlo voi scollegando l’alimentazione.

Incrociate le dita: se tutto è andato a buon fine il PC tornerà a funzionare.

Amibios

Con i BIOS American Megatrends le cose sono semplicissime: basterà che vi procuriate il BIOS corretto e una pen drive.

Rinominate il file del BIOS in amiboot.rom e copiatelo nella root della chiavetta o di un floppy. Riavviate tenendo premuto il tasto Home, seguite le istruzioni a video e quando finito rimuovete la pen drive e riavviate.

Insyde BIOS

Come sempre procuratevi il BIOS corretto della scheda, rinominatelo con un nome generico come bios.rom e copiatelo nella root della pen drive; nel caso non funzioni dovrete risalire al nome esatto aiutandovi con Andy P’s SLIC Tool.

Scollegate l’alimentazione e, se si tratta di un portatile, anche la batteria.

Solitamente non c’è una porta USB specifica per questa operazione, ma nel caso l’operazione risulti bloccata senza apparente motivo alternatele tutte.

Ora è meglio fare questo passaggio facendovi aiutare da qualcuno: tenete premuto, senza lasciare, il tasto Windows + B poi collegate l’alimentazione, avviate il PC e appena i led cominciano a blinkare rilasciate i tasti.

Dopo qualche secondo dovrebbe cominciare a leggere la pen drive alla ricerca del BIOS, se avrete uno speaker interno lo sentirete bippare. Se il PC si riavvia con un nulla di fatto probabilmente non ha rilevato il BIOS pertanto prestate attenzione ad averlo rinominato correttamente.

Se invece il BIOS verrà rilevato partirà il caricamento e il successivo flashing.

Ad operazione conclusa il PC si spegnerà e tutto dovrebbe essere risolto.

Se così non risolvete nulla bisognerà agire fisicamente sul BIOS.

Tipologie di chip

I chip (o meglio package) sono principalmente di due tipologie: PLCC e DIP.

PLCC, ovvero Plastic Leaded Chip Carrier, può avere un numero di piedini variabile da 20 a 84 ed essere saldato sulla scheda o, meglio, incastrato in un socket.

Sotto un esempio di PLCC 84 pin.

plcc84pin

Quì invece un PLCC 68 pin nel suo socket.

plcc 68 socket

Nel primo caso va dissaldato come spiegato poco più sotto, mentre nel secondo è possibile utilizzare un apposito estrattore senza appoggiarsi a mezzi di fortuna.

Infine i DIP, acronimo di Dual In-line Package.

Variano da 4 a 64 pin, disposti su due file speculari.

dip32

Nell’immagine un DIP da 32 pin.

Anche quì consiglio di utilizzare un apposito estrattore.

I codici identificativi hanno un particolare significato, prendendo ad esempio la CPU Intel PLCC 68 pin dell’immagine sopra:

Harris – Produttore

CS80 – Serie modello

C286 – Classe CPU

16 – Indica la frequenza

Hot Swap

Se con i metodi su esposti non siete riusciti a resuscitare la scheda bisogna tentare col vecchio metodo: uno swap a caldo.

Bisogna cercare possibilmente una scheda uguale alla vostra anche se qualcuno c’è riuscito anche con schede differenti, l’importante è avere chip uguali. Dopo spiego come fare.

Se si tratta di un PC desktop consiglio di mettere il case aperto in una posizione comoda (ad es. sul tavolo in orizzontale) in modo da lavorare in maniera precisa.

Fate preventivamente un paio di estrazioni e reinserimenti in modo da rendere l’operazione più agevole e morbida.

Consiglio di procurarvi un estrattore per chip in modo da non correre il rischio di fare danni o al limite utilizzate delle pinzette (con cautela).
Ho visto alcuni andare alla “Garibaldina” con un cacciavite ma lo sconsiglio.

Tenete il chip defunto a portata di mano.

Ok, ora dovrete preparare il solito floppy o pen drive per aggiornare il BIOS in modalità DOS che dovrà essere eseguito sul PC con la scheda funzionante (Mr.Ovvietà :)) ma quando sarete nel DOS estrarrete il chip funzionante per sostituirlo con quello andato. Tutto a PC acceso.

Se la scheda è uguale basterà far partire il flashing mentre se si tratta di schede diverse bisogna forzare l’operazione:

awdflash nome_bios.bin /f /cc

Se siete stati fortunati avrete nuovamente la scheda funzionante.

Ma se il chip è saldato?

… Son dolori 🙂

Scherzo naturalmente, esistono soluzioni al problema.

Con una hot air rework station dovrete dissaldare il BIOS soffiando aria bollente:

Questo approccio non è esente da rischi, bisogna fare movimenti circolari (per evitare di surriscaldare troppo un solo punto) e tirare molto delicatamente il chip aiutandovi con delle pinzette.

Avrete bisogno di un chip vergine (volendo potete riutilizzare il vecchio) dello stesso tipo; dovrete rimuovere l’etichetta per vedere sotto il produttore e il modello, dopodichè basterà cercarlo su eBay o simili.

Il chip andrà poi programmato tramite un programmatore esterno come il Willem, (un ottimo prodotto, economico e modulare, pertanto utilizzabile in molti altri campi di applicazione) e risaldato sulla scheda madre prestando attenzione al posizionamento corretto dei piedini.

Un altro metodo è di dotarvi di un Top Hat della ECS, anche se difficile da reperire.

Senza bisogno di staccare nulla dovrà essere messo SOPRA il chip esistente; quello saldato verrà disattivato e bypassato dal top hat, dopodichè rimuovetelo e flashate quello saldato.

top hat

Volendo potete costruirvene uno artigianalmente utilizzando due socket uguali sovrapposti che andranno saldati fra loro in corrispondenza dei pin 1:1, oppure collegando il pin RST del socket inferiore al pin OE del socket nuovo.

Controllate i datasheet del chip per avere tutte le info necessarie.

Continuando a cercare soluzioni alternative è possibile dissaldare il package originale (come spiegato sopra) dalla motherboard e saldare al suo posto un socket, così da convertirlo ad estraibile.


La soluzione pronta…

Ci sono eShop che vendono chip già pronti e programmati (ovviamente se sono estraibili), basta indicare il produttore e relativo modello per trovare il chip corretto già flashato con l’ultimo firmware; basterà infine estrarre il DIP o il PLCC con l’apposito strumento e sostituirlo col nuovo. Les joux sont faits.

Dual BIOS Hack

Ad inizio articolo ho citato il dualBIOS di Gigabyte ma con un BIOS savior potrete rendere la vostra scheda madre a doppio chip, in modo da scegliere all’avvio quale BIOS utilizzare.

bios savior

Praticamente è come un top hat (invertito: sul fondo si innesta nel socket mentre il top hat si appoggia sul chip) ma con in più uno switch per selezionare il BIOS desiderato. Funziona su PLCC 32 su socket.

Potrete quindi dotarvi di chip vergini (vedi tipi di chip) nei quali potrete flashare versioni differenti o addirittura testare BIOS open come Coreboot senza correre rischi.

É un prodotto datato ma ancora rintracciabile in rete.

Conclusioni

Questi sono alcuni dei metodi più blasonati per far rinascere la vostra scheda madre; prima di gettare la spugna e buttare tutto alle ortiche vale la pena tentare.

Buon recupero ;).

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NAS economico fai da te

NAS

Abbiamo visto più volte che Raspberry Pi è un dispositivo poliedrico, utilizzabile in molti campi. Quest’oggi vedremo come realizzare un piccolo NAS domestico senza pretese con costi ridotti rispetto ad uno già fatto.

Requisiti:

  • Un Raspberry Pi model B o successivo
  • Raspbian installato nella scheda SD interna (aiutatevi con NOOBS)
  • Un hard disk con file system ext4 o NTFS esterno possibilmente NON autoalimentato collegato via USB
  • Samba per la rete
  • Tastiera e mouse USB ed eventualmente un HUB USB altrimenti potete lavorare da PC via SSH

L’utente predefinito è pi e la password è raspberry.

Dal Raspberry create una directory per il montaggio del disco:

sudo mkdir /media/nome_nas

Diventate i proprietari della cartella nome_nas

sudo chown -R pi:pi /media/nome_nas

poi diamo i permessi di scrittura:

sudo chmod 777 /media/nome_nas

e montate la directory:

sudo mount /dev/sda1 /media/nome_nas

Se non volete ripetere ogni volta la procedura dovrete editare il noto file (nei sistemi UNIX) fstab.

sudo vi /etc/fstab

volendo c’è anche il classico editor nano.

Ora aggiungete questa stringa:

/dev/sda1 /media/nome_nas ntfs-3g defaults 0 0

Chiaramente se utilizzerete ext4 dovrete mettere questo file system.

Salvate e uscite.

Dal terminale digitate:

sudo apt-get update

In questo modo aggiornerete il database APT, poi:

sudo apt-get install samba-common-bin

Per installare Samba e condividere files e stampanti.

Resta da configurarlo pertanto aprite smb.conf:

sudo vi /etc/samba/smb.conf

e aggiungete queste stringhe:

[usb]
comment = Pi NAS
path = /media/nome_nas
writeable = Yes
only guest = Yes
create mask = 0777
directory mask = 0777
browseable = Yes
public = yes

Riavviate Samba:

sudo service samba restart

Una veloce verifica al file di configurazione:

sudo testparm -s

Aggiungiamo l’utente pi a Samba e le credenziali di accesso che sceglieremo:

sudo smbpasswd -a pi

Vediamo ora come connetterci al nostro RPi da Windows
:

Premete il tasto Windows + R poi digitate cmd per aprire il prompt:

net use m: \\raspberrypi\usb /user nome_utente password

Chiaramente m: è una lettera di montaggio ipotetica, mettete quella che preferite.

Questo comando vale per tutte le versioni di Windows.

Se non vi piace la linea di comando:

  • Da Risorse del computer
  • Connetti unità di rete
  • Date il percorso \\raspberrypi\usb
  • Connetti con credenziali diverse
  • Immettere l’utente Pi e la password scelta
  • Memorizza Credenziali

Da Linux via command line:

smbclient //raspberrypi/usb -U nome_utente

Mentre dal file manager:

smb://raspberrypi/usb

Se non avete un Raspberry Pi

Se avete un vecchio PC potete riutilizzare questo come NAS e in vostro aiuto viene OpenMediaVault.

Si tratta di una distro Linux, anch’essa basata su Debian, preposta a questo utilizzo che richiede requisiti minimi non eccessivi per girare, si parla infatti di:

  • CPU i486 o AMD64
  • 1 GB di RAM
  • 2 dischi rigidi: uno per OMV (potete utilizzarne uno datato oppure una pen drive USB, l’importante è che sia da almeno 2 GB) e l’altro, capiente, per lo storage.

OMV ha anche una specifica versione per il succitato RPi.

L’installer ha un’interfaccia dall’aspetto datato ma scorre via veloce rispondendo alle classiche domande di rito.

L’interfaccia web based è di semplice ed immediata consultazione, risultando davvero piacevole nell’utilizzo.

Vediamo in pochi e semplici passi come abilitare una condivisione via SMB:

  • Avviate OMV e al login digitate root come utente e la password che avrete prescelto. Se in fase di installazione avrete scelto un altro nome utente root sarà disabilitato di default, pertanto per esercitare i comandi come admin dovrete dare il comando sudo.
  • Date il comando ifconfig per vedere l’indirizzo IP a cui connettervi (alla voce inet addr).
  • Adesso aprite un browser in qualsiasi PC della rete e digitate l’indirizzo IP che avrete annotato per portarvi alla schermata di login del NAS. Digitate admin come utente e openmediavault come password.

openmediavault

La GUI ha un menù ad albero sulla sinistra, con tutto quello che serve per i nostri scopi.

Ora bisogna formattare il disco dedicato allo storage:

  • andate su Storage – File System
  • Crea
  • Su Dispositivo scegliete il disco destinato allo storage
  • Dategli un’etichetta e confermate il tutto
  • Ricordatevi, infine, di montare il disco

Bene, ora restano da fare le condivisioni:

  • Andate su Servizi – SMB/CIFS
  • Nella scheda Condivisioni cliccate su Aggiungi
  • Scegliete la directory o il disco da condividere
  • Non dimenticate di spuntare Abilita 🙂
  • Dategli un nome ed eventualmente anche un commento descrittivo
  • Su Pubblico potrete dare i permessi
  • Cliccate Salva quando avete fatto
  • Nella scheda Impostazioni spuntate su Abilita e Salva mentre per il resto ho lasciato tutto a default visto che per le mie esigenze i settings vanno bene

Ok, ora potete chiudere la pagina del browser e connettervi alla condivisione come spiegato poco sopra.

Un altro bel progetto, basato su FreeBSD, è FreeNAS.

Se non avete esigenze particolari queste soluzioni possono fare al caso vostro.

Sony Xperia Z Ultra – Prime impressioni

xperia-z-ultra-waterproof

A malincuore ho avuto l’esigenza di sostituire il mio LG 4X HD con questo perché il suo display da 4.7″ cominciava a starmi stretto, ma un tablet era decisamente troppo grande pertanto ho cercato una via di mezzo (un phablet appunto) non trascurando il rapporto qualità/prezzo.

Z Ultra è ormai un dispositivo a fine serie, uscito a fine 2013, ma questo mi ha permesso di trovarlo ad un prezzo molto inferiore a quello di lancio: 259€ contro i 699 del day one.

Ciononostante le caratteristiche sono buone, ne cito alcune:

  • CPU Qualcomm Snapdragon 800 2.2 Ghz quad core
  • GPU Adreno 330
  • 2GB di RAM
  • Supporto LTE
  • Display Triluminos da 6.4″ con risoluzione di 1920×1080, 342 PPI di densità
  • Vetro temprato sia sul fronte che sul retro
  • Sottilissimo: solo 6.5 mm.
  • Impermeabile fino a 1.5 mt (per 30 minuti in acqua dolce) e resistente alla polvere (IP55/IP58)
  • Batteria da 3050 mAh
  • Sony garantisce un buon supporto e aggiornamenti frequenti per le ultime release di Android

A livello di performance nulla da eccepire: il dispositivo è sempre prestante, senza rallentamenti ne lag. D’altronde la CPU Snapdragon 800 a 2.2Ghz, anche se datata, fa ancora bene il suo lavoro quotidiano.

Anche il passaggio da Kit Kat all’ultimo Lollipop (ufficiale da Sony) è stato praticamente indolore visto che a livello di reattività e RAM consumata non è cambiato pressochè niente, solo l’avvio del dispositivo richiede qualche secondo in più ma non è una cosa di estrema importanza in uno smartphone.

Una delle prime cose che ho fatto è stato abilitare root in modo da togliere un pò di bloatware preinstallato da Sony (un pò come tutte le case) ed alleggerire ulteriormente il sistema.
Attenzione: decade la garanzia.

Le dimensioni sono importanti, ma può comunque essere alloggiato in un tascone, un marsupio oppure nella tasca posteriore dei jeans (scontate le precauzioni prima di sedervi :D) aiutato dallo spessore esiguo e dal vetro posteriore che elimina gli attriti.

Proprio del vetro vorrei parlare: non è un Gorilla Glass e purtroppo si nota; nonostante sia temprato (fronte e retro) è più soggetto a leggeri graffietti di utilizzo rispetto al mio precedente 4X HD, pertanto raccomando attenzione. La colpa è anche mia che utilizzo ogni dispositivo con pochi riguardi, ma è in queste condizioni che si vede la qualità costruttiva.

Vediamo l’autonomia.
Utilizzandolo senza parsimonia (giochi, navigazione, etc) riesco ad arrivare a fine giornata senza problemi; i 3050 mAh sono sufficienti anche per i più smanettoni. Peccato che non sia estraibile, spero che comunque riesca a fare un paio d’anni senza un vistoso decadimento, proprio come il mio precedente LG.

Il display è ottimo e ben visibile in tutte le condizioni, la densità dei pixel è più che adeguata, cosa molto importante per leggere libri con immagini in PDF come faccio spesso.

Il comparto audio/video non è eccelso: buone le foto da 8Mpx, ma in questo campo il vecchio LG andava un pò meglio.
Si nota la mancanza del flash, non tanto per fare le foto, bensì come torcia occasionale.
I video sono a 1080P, ben fatti, nulla di che.
L’altoparlante esterno non ha un volume esagerato, difetto analogo al 4X HD. Fortunatamente in dotazione ci sono delle cuffie davvero ben fatte e sopperiscono facilmente al problema.

La resistenza all’acqua e alla polvere è estremamente importante nel mio utilizzo visto che non mi faccio remore a portarlo con me in ogni occasione.
Per essere subacqueo deve avere tutti i copri ingresso ben chiusi.

Per ora ne sono abbastanza contento, il prezzo di acquisto mi ricorda che difficilmente avrei potuto trovare qualcosa di analogo allo stesso costo, vedremo come si comporterà nei mesi a venire.

Aggiornamento: Al mio Z Ultra si è rotto il vetro il vetro anteriore tenendolo semplicemente in tasca (la lista di persone col medesimo problema è lunga, ahinoi), nessuna torsione o urto.

Ho scritto a Sony per sapere sul da farsi e lei (ad oggi) non mi ha manco degnato di una risposta…

Bella considerazione per i propri clienti.

 

Mai più Sony.

 

HTPC con Raspberry Pi Model B

Ciao a tutti, scusate la latitanza dal blog ma ultimamente ho sempre meno tempo da dedicargli 😦 cominciai a scrivere questo post mesi fa ma lo accantonai incompleto e mi ritrovo (un pò in ritardo visto che c’è il nuovo modello) a completarlo solo ora. Spero comunque di fornire spunti utili ai possessori del lamponcino.

É una cosiddetta SoC che include in un unico chip CPU, RAM e GPU; non mancano però:

  • 2 porte USB per connettere mouse, tastiera, oppure pen drive e HDD
  • Uno slot per SD card (fino a 32GB)
  • Un’uscita HDMI che grazie alla tecnologia CEC vi permetterà di comandare il vostro Raspberry direttamente col telecomando della televisione
  • LAN
  • LED di stato
  • Uscita audio da 3.5 mm
  • Uscita video RCA

Si presenta come una scheda nuda e cruda, senza alcuna custodia e, a meno di non avere idee alternative (modding), meglio acquistare un case per proteggere il vostro SoC, io ho optato per uno blu trasparente.

raspb_cover

Il mio utilizzo è prevalentemente come media center, funzione che svolge egregiamente, specie se si overclocca la CPU; io l’ho portata fino a 1 Ghz dai 700 Mhz di default, migliorando fluidità e velocità (dopo spiego come fare).

Per l’alimentazione ho riciclato un alimentatore da smartphone (consigliato ≥1A).

Per preparare la SD ho utilizzato NOOBS, che, come lascia intuire il nome, permette di installare il sistema operativo più adatto all’utilizzo anche ai più novizi. Nel mio caso ho scelto OpenELEC per via della migliore stabilità rispetto a Raspbmc.

Dotatevi di mouse e tastiera USB durante l’installazione.

Nel video di seguito (non mio) verranno mostrate le fasi partendo dal download fino al termine dell’installazione.

Prima di togliere la SD dal PC andate nella radice di questa e nel file config.txt modificate queste stringhe con questi valori per portarlo a 1 Ghz.

arm_freq=1000
core_freq=500
sdram_freq=500
over_voltage=6

Spulciando il file vedrete suggerite tutte le modalità di overclock (modest, medium, high, turbo) possibili.

Togliete la SD dal PC e inseritela nel Raspberry: partirà la sequenza di avvio fino alla home di OpenELEC. Ora potrete personalizzare cambiando la skin (anche se quella di default è leggerissima e veloce), aggiungere addons vari, mettere copertine, descrizioni dei film e quant’altro. Chiaro che più cose metterete e più la velocità verrà inficiata.

Se avete applicato l’overclock controllate le temperature sotto sforzo: se sono superiori ai 60-70°C meglio acquistare un kit con dissipatori passivi; su Amazon ce ne sono a pochi euro.

dissipatore_raspberry

 

Come detto prima anche se è uscito il Raspberry Pi 2 mi tengo stretto il mio vecchio model B, visto che l’ultimo non supporta ancora il codec HEVC (h.265), nel mio caso fondamentale per pensare ad un upgrade.

Per il resto è fantastico e legge quasi tutti i codec audio e video senza patemi.

Hardware Tech Station

Una tech station non dovrebbe mai mancare nel laboratorio di ogni smanettone, specialmente a chi testa continuamente hardware diverso (ad es. laboratori di riparazione), overclockers, maniaci dell’upgrade continuo, etc.

Ho scoperto solo recentemente questa tipologia di chassis proprio perché cercavo qualcosa per testare al volo e in maniera sicura.

Vediamo le soluzioni commerciali:

High Speed PC Tech Station

Prodotto americano di qualità e tutto sommato con un prezzo accessibile.

Come vedete è una sorta di telaio nudo e crudo, ovviamente ben isolato con tamponi in gomma (per proteggere l’hardware), col vantaggio di poter montare/smontare rapidamente qualsiasi tipologia di hardware; per chi overclocca è un ulteriore prerogativa perchè permette il massimo smaltimento del calore; non manca una ventola da 120 mm per tenere al fresco l’hard drive e la motherboard.

Ci sono svariate versioni e accessori per tutte le esigenze:

  • Original Tech Station (standard)  
  • Original Tech Station (large)
  • Top Deck Tech Station (standard)
  • Top Deck Tech Station (large)
  • Top Deck Tech Station (XL-ATX)
  • Top Deck Tech Station (HPTX)
  • BTC Mining Station – XL-ATX
  • BTC Mining Station – HPTX

Prendendo ad esempio l’original standard (79,99$) vediamone le caratteristiche base:

  • Banco su due livelli
  • PCIe/AGP/PCI/ISA con fissaggio a vite con alette, per velocizzare lo smontaggio. 
  • Guide HDD in acrilico per due dischi rigidi da 3,5″.
  • Supporti in gomma per la scheda madre, quest’ultima rimanendo nella parte inferiore del bench è protetta da urti accidentali. 
  • 120mm fan/guard: per raffreddare scheda madre e HDD. 
  • Superficie di appoggio in Neoprene, materiale isolante e protettivo. 
  • ATX Control Kit: 
    • Pulsante di accensione e reset
    • LED per attività HDD e di accensione
    • Speaker di sistema
  • La parte superiore è disponibile in diversi colori.

Dettagli

AeroCool Strike-X AIR Gaming

La casa Taiwanese ha sempre amato fare prodotti dall’estetica accattivante e futuristica, e direi che c’è riuscita anche questa volta.

L’immagine in cima all’articolo rappresenta uno Strike-X AIR montato e leggermente moddato: spaziale è dir poco, IMHO. 🙂

  • Costruito in solido acciaio SECC da 0,7 mm.
  • Supporta schede video di fascia alta fino 330 mm.
  • Il case ha 3 slot da 5 1/4″ e 3 slot per HDD da 2.5″ o 3.5″.
  • Removable ODD cage for easy ODD installation .
  • 3 prolunghe SATA incluse.
  • 1 porta USB 3.0 + 3 porte USB 2.0 e ingresso Audio/Microfono nel pannello frontale.
  • Nel case ci sono fori di passaggio per semplificare il passaggio dei cavi e per rendere più ordinato il tutto.
  • Tappetino antivibrazione per proteggere l’alimentatore.
  • Supporta schede anche di formati più grandi del classico ATX.
  • Presenta dei fori di predisposizione per il montaggio di impianti a liquido.
  • Include due ventole: una superiore da 200 mm e un’altra da 120mm per gli hard disk. Entrambe montano di serie dei led rossi.

Dimastech Hard Bench

Prodotto dell’Italianissima Dimastech, dall’estetica funzionale e senza troppi fronzoli, perfetto per chi bada al sodo.

  •  Banco realizzato in Lamiera Decappata spessore 1,5 mm,
  • Taglio laser CNC,
  • Verniciatura a Forno o Smalto, Fosfatazione di Base
  • Totalmente “Made in Italy”,
  • Compatibilità con motherboard ATX e Full ATX e MicroAtx, XL-ATX, Mini ATX, MiniITX
  • Supporto per ventilazione zona socket con ventola 120×120,
  • Supporto per ventilazione zona fronte scheda video con ventola 120×120,
  • Nuovi spacchi sul fronte motherboard per permettere il passaggio dei cavi e dei tubi per watercooling,
  • Maniglie in plastica ABS,
  • Arco realizzato con lamiera decappata spessore 6mm ,
  • Barra filettata da M6 per il bloccaggio di Tolotti o dissipatori di vario genere,
  • Speciale Bullone in grado di scorrere sulla pista dell’arco, e capace di bloccare sia la barra filettata che lo stesso bullone all’arco, con un semplice dado a farfalla,
  • Scorrimento arco, lungo tutta la superficie della motherboard, per aver una totale compatibilità con tutte le schede madri in circolazione e future,
  • Possibilità di utilizzare Tolotti fino a 30 cm di altezza
  • Compatibilità con il nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5,
  • Possibilità di montaggio “on top” del nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5 senza intralciare i tubi del raffreddamento a liquido
  • Supporto Vga e schede aggiuntive incluso
  • Rimozione utilizzo Viteria (Tool Free)
  • Possibilità personalizzazione Nick Name del Clocker (specificare nelle note dell’ordine- Costo aggiuntivo € 10,00)
  • Banco realizzato in Lamiera Decappata spessore 1,5 mm,
  • Taglio laser CNC,
  • Verniciatura a Forno o Smalto, Fosfatazione di Base
  • Totalmente “Made in Italy”,
  • Compatibilità con motherboard ATX e Full ATX e MicroAtx, XL-ATX, Mini ATX, MiniITX
  • Supporto per ventilazione zona socket con ventola 120×120,
  • Supporto per ventilazione zona fronte scheda video con ventola 120×120,
  • Nuovi spacchi sul fronte motherboard per permettere il passaggio dei cavi e dei tubi per watercooling,
  • Maniglie in plastica ABS,
  • Arco realizzato con lamiera decappata spessore 6mm ,
  • Barra filettata da M6 per il bloccaggio di Tolotti o dissipatori di vario genere,
  • Speciale Bullone in grado di scorrere sulla pista dell’arco, e capace di bloccare sia la barra filettata che lo stesso bullone all’arco, con un semplice dado a farfalla,
  • Scorrimento arco, lungo tutta la superficie della motherboard, per aver una totale compatibilità con tutte le schede madri in circolazione e future,
  • Possibilità di utilizzare Tolotti fino a 30 cm di altezza
  • Compatibilità con il nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5,
  • Possibilità di montaggio “on top” del nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5 senza intralciare i tubi del raffreddamento a liquido
  • Supporto Vga e schede aggiuntive incluso
  • Rimozione utilizzo Viteria (Tool Free)
  • Possibilità personalizzazione Nick Name del Clocker (specificare nelle note dell’ordine- Costo aggiuntivo € 10,00)

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  • Banco realizzato in Lamiera Decappata spessore 1,5 mm,
  • Taglio laser CNC,
  • Verniciatura a Forno o Smalto, Fosfatazione di Base
  • Totalmente “Made in Italy”,
  • Compatibilità con motherboard ATX e Full ATX e MicroAtx, XL-ATX, Mini ATX, MiniITX
  • Supporto per ventilazione zona socket con ventola 120×120,
  • Supporto per ventilazione zona fronte scheda video con ventola 120×120,
  • Nuovi spacchi sul fronte motherboard per permettere il passaggio dei cavi e dei tubi per watercooling,
  • Maniglie in plastica ABS,
  • Arco realizzato con lamiera decappata spessore 6mm ,
  • Barra filettata da M6 per il bloccaggio di Tolotti o dissipatori di vario genere,
  • Speciale Bullone in grado di scorrere sulla pista dell’arco, e capace di bloccare sia la barra filettata che lo stesso bullone all’arco, con un semplice dado a farfalla,
  • Scorrimento arco, lungo tutta la superficie della motherboard, per aver una totale compatibilità con tutte le schede madri in circolazione e future,
  • Possibilità di utilizzare Tolotti fino a 30 cm di altezza
  • Compatibilità con il nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5,
  • Possibilità di montaggio “on top” del nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5 senza intralciare i tubi del raffreddamento a liquido
  • Supporto Vga e schede aggiuntive incluso
  • Rimozione utilizzo Viteria (Tool Free)
  • Possibilità personalizzazione Nick Name del Clocker (specificare nelle note dell’ordine- Costo aggiuntivo € 10,00)

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  • Banco realizzato in Lamiera Decappata spessore 1,5 mm,
  • Taglio laser CNC,
  • Verniciatura a Forno o Smalto, Fosfatazione di Base
  • Totalmente “Made in Italy”,
  • Compatibilità con motherboard ATX e Full ATX e MicroAtx, XL-ATX, Mini ATX, MiniITX
  • Supporto per ventilazione zona socket con ventola 120×120,
  • Supporto per ventilazione zona fronte scheda video con ventola 120×120,
  • Nuovi spacchi sul fronte motherboard per permettere il passaggio dei cavi e dei tubi per watercooling,
  • Maniglie in plastica ABS,
  • Arco realizzato con lamiera decappata spessore 6mm ,
  • Barra filettata da M6 per il bloccaggio di Tolotti o dissipatori di vario genere,
  • Speciale Bullone in grado di scorrere sulla pista dell’arco, e capace di bloccare sia la barra filettata che lo stesso bullone all’arco, con un semplice dado a farfalla,
  • Scorrimento arco, lungo tutta la superficie della motherboard, per aver una totale compatibilità con tutte le schede madri in circolazione e future,
  • Possibilità di utilizzare Tolotti fino a 30 cm di altezza
  • Compatibilità con il nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5,
  • Possibilità di montaggio “on top” del nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5 senza intralciare i tubi del raffreddamento a liquido
  • Supporto Vga e schede aggiuntive incluso
  • Rimozione utilizzo Viteria (Tool Free)
  • Possibilità personalizzazione Nick Name del Clocker (specificare nelle note dell’ordine- Costo aggiuntivo € 10,00)

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  • Banco realizzato in Lamiera Decappata spessore 1,5 mm,
  • Taglio laser CNC,
  • Verniciatura a Forno o Smalto, Fosfatazione di Base
  • Totalmente “Made in Italy”,
  • Compatibilità con motherboard ATX e Full ATX e MicroAtx, XL-ATX, Mini ATX, MiniITX
  • Supporto per ventilazione zona socket con ventola 120×120,
  • Supporto per ventilazione zona fronte scheda video con ventola 120×120,
  • Nuovi spacchi sul fronte motherboard per permettere il passaggio dei cavi e dei tubi per watercooling,
  • Maniglie in plastica ABS,
  • Arco realizzato con lamiera decappata spessore 6mm ,
  • Barra filettata da M6 per il bloccaggio di Tolotti o dissipatori di vario genere,
  • Speciale Bullone in grado di scorrere sulla pista dell’arco, e capace di bloccare sia la barra filettata che lo stesso bullone all’arco, con un semplice dado a farfalla,
  • Scorrimento arco, lungo tutta la superficie della motherboard, per aver una totale compatibilità con tutte le schede madri in circolazione e future,
  • Possibilità di utilizzare Tolotti fino a 30 cm di altezza
  • Compatibilità con il nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5,
  • Possibilità di montaggio “on top” del nuovo Banchetto da Bench/Test Easy V2.5 senza intralciare i tubi del raffreddamento a liquido
  • Supporto Vga e schede aggiuntive incluso
  • Rimozione utilizzo Viteria (Tool Free)
  • Possibilità personalizzazione Nick Name del Clocker (specificare nelle note dell’ordine- Costo aggiuntivo € 10,00)

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Lian-Li PC-T60B Advanced Test Bench

Il produttore Cinese offre il suo test bench ad un prezzo tutto sommato appetibile, condito da un’estetica niente male.

  • Corpo interamente in alluminio in tre colori: nero, rosso e argento.
  • Supporta schede da micro ATX fino ad ATX.
  • 2 slot da 5,25″.
  • 3 slot da 3,5″ per HDD in una gabbia removibile con tamponi in gomma.
  • Sotto la scheda madre c’è uno slot per alloggiare anche 2 HDD da 2,5″.
  • Supporta schede video fino a 150 mm.
  • 8 slot PCI
  • Optionals: Ingressi USB 3.0, eSATA e audio frontali. Ventole da 120 o 140 per raffredamento extra.

Beh, queste sono alcune delle proposte commerciali che mi sono più piaciute, ma se uno vuole spendere meno ed avere la soddisfazione di costruirselo da se? Su Ouroborus.org c’è un estratto preso da PC Extreme dove si vede passo passo (in inglese) la costruzione di una tech station con una decina di euro. In questo caso la fantasia la fa da padrone, l’importante è mantenere accessibilità e misure standard per le varie motherboard.

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